Foto 1 - Spiaggia delle Murelle

A Montalto di Castro in Località Punta delle Murelle innanzi all’omonima spiaggia, a cirza 200 mt dall costa, oggi sommerso in mare, si trova l’antico porto etrusco delle Murelle, noto come Regisvilla o Regai.

Il Porto etrusco delle Murelle rappresentò un importante scalo costiero situato presso l'insediamento di Regisvilla.  Fu costruito per facilitare lo scambio commerciale tra le comunità interne, in particolare l'acropoli di Vulci, da oggi lo diremo con certezza, poi spiegheremo il perchè(*1), e i mercanti provenienti dall'esterno, soprattutto dalla Grecia. Vulci controllava un lungo tratto di costa che si estendeva da Quintiana(*2) a Talamone, e il traffico commerciale era particolarmente intenso.

🔹 Regae (o Regai)

  • È il nome più antico, probabilmente di origine greca o etrusca
  • È quello utilizzato nelle fonti storiche e negli studi archeologici
  • Indica:
    • lo scalo portuale
    • o comunque l’area costiera legata a Vulci
  • Alcuni studiosi collegano il nome al greco “regai” = scogliera

🔹 Regisvilla

  • È un nome più tardo, probabilmente di epoca romana o medievale
  • Significa letteralmente:
    • “villa del re” oppure “insediamento importante/regale”
  • Indica:
    • un abitato strutturato
    • non solo il porto, ma un vero insediamento costiero

I montaltesi conoscono questo luogo come “Scogli delle Murelle” in quanto si presenta come una barriera di rocce innanzi alla spiaggia a circa 250 mt dalla costa, con profondità variabile da 4 mt fino, in alcuni punti, ad emergere a pelo d’acqua.

*1 - fino ad oggi quello che è certo è che la foce del Fiume Fiora era certamente lo scalo portuale di Vulci, sul porto delle Murelle invece non ci sono evidenze archeologiche certe....almeno fino ad ora....poi vi spiegheremo la nostra versione....

*2Quintiana, nel contesto degli antichi insediamenti etruschi e romani, è una località situata lungo la costa tirrenica italiana. Sebbene non sia tra i siti più noti come Vulci, Cerveteri o Tarquinia, Quintiana viene menzionata nelle fonti storiche e nelle ricostruzioni archeologiche come parte dell'area di influenza dell'antica città etrusca di Vulci. Quintiana potrebbe essere stata un piccolo centro costiero o una località lungo un percorso commerciale, situata tra importanti punti di approdo o stazioni di scambio. Era inclusa nel tratto di costa controllato da Vulci, estendendosi approssimativamente da Quintiana a Talamone. La sua rilevanza è legata al ruolo strategico di quest'area per il commercio marittimo etrusco, soprattutto per l'accesso alle rotte commerciali con il Mediterraneo occidentale e con la Grecia.

Stampa esposta Musei Vaticani di Roma

Da sempre un paradiso per gli apneisti non professionisti e per chi ama lo snorkley in quanto è facilmente raggiungile a nuoto dalla costa e poco profondo. Un tempo prosperava veramente in abbondanza di crostacei, cozze, ricci, pesci ed in particolare polpi, oggi ce ne sono molti meno causa proprio la facilità di cattura e l’intenza frequentazione da parte di questi pescatori della domenica. La pesca li dovrebbe essere vietata, comunque sia anche oggi, se pur molto diminuita,  vi è sempre una buona varietà e presenza di flora e fauna marina ed è sempre piacevole da visitare con maschera e pinne.

Ma in realtà quegli scogli sono un antico luogo, che sicuramente è stato anche un porto di cui ancora oggi si sa pochissimo.

Ad oggi, secondo gli studi archeologici, non è ancora certo che quello fosse effettivamente un porto etrusco: siamo ancora in una fase di ricerca e mancano prove definitive. Tuttavia, si può avanzare un’ipotesi fondata anche su testimonianze attendibili e su ritrovamenti lungo la spiaggia proprio di fronte al sito, dove non è raro individuare frammenti di manufatti che sembrerebbero risalire addirittura a epoche precedenti, fino all’età del bronzo. Osservando attentamente tra le conchiglie e i sassi sul bagnasciuga – o sullo scalino immediatamente retrostante – la probabilità di rinvenire questi frammenti è sorprendentemente elevata: altissima per materiali di epoca romana, buona per quelli etruschi e persino per l’età del bronzo. Se tali evidenze fossero confermate, si potrebbe ipotizzare un utilizzo dell’area portuale molto più antico di quanto attualmente riconosciuto, aprendo scenari di grande interesse storico e archeologico.

In questo quadro si inseriscono anche le indagini condotte tra il 1977 e il 1980 dall’Istituto di Topografia Antica dell’Università di Roma “La Sapienza”, che hanno portato alla luce edifici in pietra e numerosi frammenti ceramici. In particolare, il rinvenimento di ceramiche attiche e di contenitori da trasporto testimonia il ruolo commerciale del sito, identificato con Regisvilla, quale punto di scalo strettamente collegato a Vulci, inserito nelle principali rotte del Mediterraneo e in rapporto con il mondo greco e fenicio-punico, come confermato anche da alcune iscrizioni in etrusco e greco.

porto etrusco delle murelle Regae

In questa foto vediamo come si presenta la spiaggia delle Murelle dopo una mareggiata, il mare tira fuori conchiglie, ciotoli e frammenti di mattoni, tegole, vasi antichi. Quel frammento sulla sinistra nero con tutta probabilità è un pezzetto di vaso etrusco o ancora più antico dell'età del bronzo

Ma ecco alcuni ritrovamenti sulla riva della spiaggia delle Murella che potrebbero far affermare definitivamente che il porto è Etrusco o addirittura di data antecedente dato che i frammenti semprano rilsalire all'età del bronzo.

Manico - Età bronzo

Manico - Età bronzo

Manico - Età bronzo

Fondo vaso - Età bronzo

REGISVILLA

Strutture  rilevate a Regisvilla durante gli scavi (1977-1980)

Molti frequentatori testimoniano che in passato, in alcuni momenti, a secondo di come si muovevano i banchi di sabbia innanzi la scogliera, sul fondo, a metà via tra la spiaggia e le rocce si scorgevano sul fondale formazioni che sembravano antichi “Pavimenti” di cui oggi nessuno ha evidenza o possa dire con certezza di cosa si tratti.

Studi indicano che durante il periodo romano, nell'area di Punta Murelle, la linea costiera era più avanzata rispetto a quella attuale, specialmente ai lati della punta. Nel VI-V secolo a.C., il livello del mare era circa 1,5 metri più basso rispetto a oggi, mentre in epoca romana, tra il II e il I secolo a.C., il livello del mare era salito di circa 40-50 centimetri. Questo innalzamento è proseguito fino ai giorni nostri. Ne sono prova e testimonianza alcuni piccoli bunker della II guerra mondiale al tempo realizzati sulla spiaggia per proteggere la costa che oggi si trovano a circa 30 metri dentro il mare.

La conformazione della linea costiera dell'epoca romana era influenzata da vari fattori, tra cui l'azione delle correnti marine e il graduale innalzamento del livello del mare. Tuttavia, l'erosione dell'area, in particolare attorno all'antico porto di Regae o Regenswil, sembra aver avuto un impatto maggiore rispetto all'innalzamento del livello delle acque.

L'origine del nome "Regae" potrebbe derivare dal greco "regai", che significa scogliera. Il sito fu studiato per la prima volta da un certo De Rossi, un noto archeologo italiano, nel 1968, basandosi su una fotografia aerea scattata addirittura nel 1943. Dalle foto aeree, si notò la presenza di onde che si infrangevano contro massi appena sopra il livello dell'acqua, suggerendo la presenza di un antico porto romano. Si ipotizzò una lunghezza di 150 metri per il porto e la possibile presenza di un faro sulla sommità nord-est della struttura, formato da grandi blocchi squadrati.

Fotografia aerea della zona, scattata dalla RAF  nel 1943

Inoltre, una strada in terra battuta di probabile origine etrusca, descritta da De Rossi, si dirigeva dalla costa fino alla città di Vulci, suggerendo che Regae* fosse uno scalo strettamente collegato alla città etrusca. Quindi in epoca etrusca/romana in località le murelle prosperava un piccolo paese di nome Regaee. A proposito di questo insediamento portuale,  nel periodo tra il 1977 e il 1980, Tortorici* e Colonna* condussero una serie di scavi nell'area meridionale, proprio prima della pineta. Durante queste indagini, identificarono diverse strutture di grande interesse, tra cui resti di un quartiere di età tardo-arcaica e un grande edificio rettangolare. Quest'ultimo era delimitato da un lato corto lungo un asse stradale e da uno dei lati lunghi da un passaggio stretto che probabilmente fungeva da corridoio tra due blocchi di edifici.

I loro scavi portarono alla luce anche resti di muri, pozzi, canalette di scolo, e tombe. Tra i reperti trovati, vi erano numerosi frammenti di ceramica, inclusi alcuni di grande interesse, come un fondo di coppa a figure rosse raffigurante una figura virile nuda. Questo frammento è stato attribuito a un pittore della cerchia di Epiktetos, uno dei più noti ceramisti ateniesi attivi tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C., famoso per le sue raffigurazioni realistiche e dettagliate.

Questi ritrovamenti forniscono informazioni preziose sulla vita quotidiana e le pratiche funerarie dell'epoca, oltre che sull'arte ceramica della Grecia antica, che aveva una forte influenza culturale sui popoli del Mediterraneo, inclusi gli Etruschi.

Non disponiamo dell’immagine del frammento originale, probabilmente conservato in magazzini archeologici a Montalto di Castro - questo è un esempio di fondo di coppa a figure rosse raffigurante figura virile

Strada in terra battuta che collega porto a Vulci (qui sorge il BB Locanda degli Etruschi)

Studi archeologici e ricostruzione storica del porto delle Murelle

L'antico porto etrusco di Regae sarebbe stato successivamente ampliato in epoca romana e poi abbandonato alla fine dell'epoca imperiale, con il declino dell'abitato di Regisvilla. Nel Medioevo, l'area divenne sede del Portus Murellanum o De Murellis, utilizzato per il commercio del grano dal Comune di Tuscania.

L’antico porto ormai sommerso dalle acque ha ricevuto ancora attenzioni dagli studi condotti da Giovanni Colonna(*3) nel 1977 che ha identificato materiali risalenti al VI e V secolo a.C., insieme a reperti più recenti, senza però trovare tracce di materiali più antichi.

Riguardo all'origine del toponimo "Regae", lo studioso Colonna conferma l'ipotesi di un'origine greca, sebbene non escluda una possibile derivazione etrusca. L’ altro studioso, il Tortorici, mette in evidenza che, dopo l'identificazione da parte di Cluverio (filologo e storico del XVII secolo) della località Regae nei pressi di Le Murelle, tutte le successive carte geografiche hanno riportato questo nome. In queste mappe, sono rappresentati due isolotti situati di fronte alla costa, esattamente nel punto in cui sono state scoperte tracce di opere portuali sommerse.

Secondo Tortorici nel 1980, questa struttura subacquea è costituita da massi di varie dimensioni accatastati in modo irregolare per una lunghezza di circa 100-150 metri, poggianti direttamente sul fondo sabbioso a circa 4-5 metri di profondità. La scogliera, a suo avviso, è di natura artificiale e avrebbe avuto la funzione di barriera a "frangiflutti", progettata per offrire protezione alle imbarcazioni e permettere operazioni di approdo, carico e scarico direttamente sulla spiaggia.

Tortorici ritiene che la semplicità di costruzione della struttura suggerisca un utilizzo risalente a un periodo molto antico. Riguardo agli isolotti che appaiono nelle mappe del Seicento e del Settecento, egli sostiene che potrebbero rappresentare i resti di strutture appartenenti all'antico porto, oggi scomparse, coperte dalla sabbia o distrutte dalle correnti marine.

Un'altra osservazione significativa di Tortorici(*4) riguarda un elemento rettilineo lungo circa venti metri, rilevato in una fotografia aerea che Verossi aveva ipotizzato fosse parte delle strutture portuali. Considerando i numerosi ritrovamenti di ceramica greca nell'area archeologica circostante, Tortorici conclude che Regisvilla (Regai) fosse un importante scalo marittimo già in piena attività tra il VI e il V secolo a.C., e che fosse un punto di arrivo privilegiato per i prodotti greci destinati a Vulci.

L’Associazione Subacquea Assopaguro di Montalto ha svolto alcune attività di ricerca con l’obiettivo di apportare nuovi elementi alla comprensione del sistema portuale di Vulci.

Nel corso di ricognizioni preliminari sono state individuate alcune strutture sommerse con andamento perpendicolare alla linea di costa, situate a sud-est della diga frangiflutti. Tali elementi potrebbero essere riconducibili alle strutture meridionali del porto di Regae (figg. 13 e 14).

Le strutture, rilevate per la prima volta dai sub dell’Assopaguro, appaiono come veri e propri muraglioni, alti circa 1–1,5 metri, costituiti da ciottoli fluviali fortemente cementati tra loro. L’altezza risulta variabile, con una profondità alla base che raggiunge circa i -4,5 metri.

Sebbene non si possa escludere che si tratti dei residui del letto di un antico corso d’acqua, l’ipotesi più interessante è che queste formazioni siano di origine artificiale. Solo attraverso indagini più approfondite, come carotaggi mirati, sarà possibile chiarirne definitivamente la natura. In particolare, l’eventuale presenza di malta idraulica costituirebbe un chiaro indicatore di intervento umano.

Questa ipotesi, se confermata, rafforzerebbe l’interpretazione di una struttura portuale più articolata rispetto a quanto visibile oggi. La configurazione del porto di Regae potrebbe infatti essere simile a quella di altri scali del Mediterraneo sviluppatisi in contesti geomorfologici analoghi.

Si tratterebbe quindi di un porto organizzato su due moli, uno settentrionale e uno meridionale, distinti e non direttamente collegati alla massicciata frangiflutti, che rappresenta l’unica struttura sempre visibile. Una simile configurazione avrebbe inoltre favorito la riduzione dei fenomeni di insabbiamento (fig. 10).

Alla luce dell’importanza del sito, appare auspicabile l’avvio di una nuova e definitiva campagna di scavo, sotto l’egida della Soprintendenza e delle autorità competenti, al fine di approfondire la conoscenza delle dinamiche commerciali di uno dei contesti archeologici più rilevanti dell’Italia centrale.

*3Giovanni Colonna è un importante archeologo e etruscologo italiano, professore emerito di etruscologia e antichità italiche all'Università "La Sapienza" di Roma. È noto per i suoi studi approfonditi sulla civiltà etrusca e sui siti archeologici dell'Italia antica, con particolare attenzione alla topografia, agli insediamenti etruschi, e ai loro rapporti commerciali con altre civiltà del Mediterraneo.

*4Paolo Tortorici, un archeologo italiano noto per i suoi studi sull'archeologia subacquea e l'antichità classica. Tortorici ha condotto diverse ricerche sui porti antichi e sulle strutture sommerse lungo le coste italiane, contribuendo a comprendere meglio le dinamiche del commercio marittimo e le infrastrutture portuali di epoca etrusca e romana. Il suo lavoro si concentra sull'analisi delle opere portuali e delle testimonianze materiali sommerse, offrendo nuove interpretazioni sull'utilizzo e la storia dei siti costieri.

*5Vittorio Gradoli presidente Associazione Paguro - Montalto di Castrostoria di un territorio, vol 1, Zetacidue Ed., 2007

Ipotesi ricostruttiva del porto di Regisvilla ( Fotografie Associazione subacquea Assopaguro)

Estensione del Parco di Vulci: le Murelle nuovo sito strategico per Montalto

Negli ultimi anni, l’area delle Murelle è tornata al centro dell’attenzione anche da parte delle istituzioni. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha infatti avviato un importante processo di acquisizione dei terreni, conclusosi dopo un lungo iter amministrativo durato circa dieci anni e definito anche attraverso il ricorso al Consiglio di Stato, che ha permesso l’ingresso definitivo dell’area nel patrimonio dello Stato.

Già nel 2022 era stata acquisita una prima porzione dell’area vincolata verso il mare, mentre oggi l’intero sito, identificato con l’antica Regae dell’Itinerarium Maritimum e con la Regisvilla citata da Strabone, è finalmente oggetto di una nuova fase di studio e valorizzazione.

Le indagini archeologiche, seppur ancora limitate, hanno già portato alla luce strutture di epoca etrusca, resti di una villa romana di prima età imperiale e numerose sepolture. Ancora più significativo è il rinvenimento, al largo della costa, di strutture sommerse interpretate come opere portuali: una barriera parallela alla linea di costa situata a circa 300 metri dalla riva.

Le ricerche più recenti confermano inoltre la presenza di un insediamento etrusco a forte vocazione commerciale, frequentato non solo da popolazioni locali ma anche da greci e fenici. Alcuni reperti presentano incisioni e segni interpretabili come marchi commerciali, mentre iscrizioni dedicate alla divinità Vei fanno ipotizzare anche la presenza di luoghi di culto legati agli scambi.

L’area delle Murelle è destinata a diventare parte integrante del Parco Naturalistico-Archeologico di Vulci, con un programma già avviato di indagini non invasive e futuri scavi su larga scala, che potranno finalmente chiarire l’estensione, la funzione e l’importanza di questo sito nel sistema dei porti dell’Etruria meridionale.

Video del Porto sommerso delle Murelle

Teoria "Terra-Piattistica" del Porto Etrusco delle Murelle

La "teoria terra-piattistica" riguarda la possibilità che presso Punta delle Morelle, anche noto come Regae, esistesse un antico porto etrusco, basata su diverse osservazioni e testimonianze. Questa teoria ipotizza che il sito possa nascondere tracce di un'antica civiltà, molto precedente a quelle etrusche o greche, risalente a migliaia di anni fa.

  1. Avanzamento del Mare e Protezione Costiera

Negli ultimi 2.500 anni, il mare si è spostato di circa 80-100 metri verso l'entroterra. A Punta delle Morelle si trova oggi un ristorante-stabilimento balneare, che è stato protetto dall'avanzata del mare tramite una massicciata fatta di grandi massi. Questa situazione moderna offre un possibile esempio di come, in passato, gli abitanti locali avrebbero potuto proteggere un insediamento costiero dall'erosione marina.

  1. Strane Proporzioni delle Rocce e la Teoria del Porto Etrusco

L'ipotesi che le rocce presenti al largo di Punta delle Morelle siano resti di un porto etrusco suscita perplessità per la loro forma e dimensione. Le rocce formano una barriera lunga circa 150 metri e larga circa 100 metri. Se fosse stata una semplice massicciata di protezione per un porto, ci si aspetterebbe una larghezza molto minore, forse di circa 10 metri. Tuttavia, la barriera ha una proporzione più ampia, di circa 3:2, che non corrisponde alle proporzioni tipiche di una costruzione portuale tradizionale.

  1. Testimonianze di Pavimenti Sommersi

Alcune persone hanno osservato, utilizzando maschere subacquee, dei "pavimenti" sul fondale marino vicino a queste rocce. Questi pavimenti, descritti come mosaici o superfici decorate, sembrano artificiali piuttosto che naturali. La loro esistenza è stata rilevata in condizioni particolari, quando la sabbia sul fondale si spostava rendendoli temporaneamente visibili.

  1. Ipotesi della Civiltà Antica Scomparsa

Questa teoria specula sulla presenza di una civiltà avanzata sconosciuta, precedente a quelle etrusche e greche, forse esistente 10.000, 20.000 o anche 30.000 anni fa. Considerando che l'uomo sapiens esiste da circa 150.000 anni, potrebbe essere possibile che una civiltà sofisticata sia emersa in un punto specifico del pianeta molto prima delle civiltà storicamente conosciute.

Secondo questa ipotesi, i pavimenti sommersi potrebbero rappresentare resti di case, di un insediamento o di una strada che un tempo giungeva fino alla costa. In risposta all'avanzare del mare, come accade oggi per lo stabilimento balneare di Punta delle Morelle, gli abitanti potrebbero aver costruito una barriera di rocce per proteggere l'insediamento. Con l'innalzamento del livello del mare, l'insediamento sarebbe stato sommerso, lasciando solo le fondazioni e i pavimenti conservati sotto la sabbia.

  1. Utilizzo delle Rocce come Porto e la Strada per Ulci

Dopo la scomparsa di questa ipotetica civiltà, per millenni le rocce potrebbero essere emerse parzialmente, considerando che 2.500 anni fa il livello del mare era circa un metro e mezzo più basso rispetto a oggi. Queste rocce sarebbero state utilizzate successivamente come un porto naturale per le imbarcazioni. Questo potrebbe spiegare la costruzione della strada che da lì conduceva direttamente all'acropoli di Ulci. A distanza di tempo, sarebbe nato un nuovo insediamento, quello che oggi conosciamo con il nome di Regae, sfruttando proprio la comodità di avere un approdo naturale.

  1. Esempio del Relitto di Punta delle Murelle

Un esempio utile per sostenere questa teoria è il relitto di una grande imbarcazione affondata nei pressi di Punta delle Morelle, risalente probabilmente all'800. Questo relitto è stato coperto e scoperto dalla sabbia diverse volte: in alcuni periodi è completamente visibile, mentre in altri è nascosto. Lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi con i pavimenti sommersi: la sabbia potrebbe coprirli o scoprirli in base alle condizioni del mare, rendendoli visibili solo in particolari momenti.

  1. Implicazioni della Scoperta

Se questa teoria fosse confermata, ad esempio attraverso la scoperta di questi pavimenti sommersi o di altre tracce materiali, si tratterebbe di una scoperta sensazionale, in grado di rivoluzionare la storia dell'umanità come la conosciamo oggi. La storia dell'uomo, che attualmente fa partire la sua "era moderna" da circa 5.000 anni fa, potrebbe dover essere riscritta per includere civiltà avanzate precedenti e finora sconosciute. Per ora, questa rimane una teoria speculativa, definita "terra-piattistica", ma la scoperta di prove tangibili potrebbe cambiare drasticamente la nostra comprensione del passato umano.

Plausibilità della teoria tenendo conto dei dati corretti

(ricerca effettuata con ausilio di AI):

  1. L'avanzamento del mare lungo la costa

L'idea che il mare si sia avanzato di 80-100 metri lungo la linea di costa negli ultimi 2.500 anni è più plausibile se pensiamo a fenomeni di erosione costiera. In molte aree costiere del mondo, il mare avanza sulla terraferma a causa di una combinazione di innalzamento del livello del mare (circa 1,5 metri negli ultimi 2.500 anni, come hai indicato) e di processi di erosione. È importante notare che l'erosione costiera può variare notevolmente in base alle caratteristiche locali del suolo, del clima e dell'energia delle onde. Quindi, è possibile che in alcune aree, come quella di Punta delle Morelle, il mare possa essersi spostato di 80-100 metri negli ultimi 2.500 anni.

  1. Le strutture sommerse e la possibile civiltà antica

Se il mare si è avanzato di circa 80-100 metri lungo la costa, potrebbe essere plausibile che resti archeologici come pavimenti o strutture si trovino ora sotto il livello del mare. Tuttavia, questa ipotesi dipende fortemente dalla conferma dell'esistenza di tali strutture. Le segnalazioni di "pavimenti" sommersi al largo di Punta delle Morelle rimangono, per ora, testimonianze orali e non confermate da ricerche archeologiche subacquee rigorose.

L'idea che esistesse una civiltà sconosciuta precedente agli Etruschi o ai Greci in questa zona richiede prove concrete come reperti archeologici databili, documenti storici, o altre evidenze tangibili. Fino a quando non verranno condotte indagini archeologiche più dettagliate e pubblicate con risultati chiari, rimane una teoria senza prove dirette.

  1. L'ipotesi dell'utilizzo successivo delle rocce

L'ipotesi che le rocce emerse, prima sommerse e poi usate successivamente come porto dagli Etruschi (con il nome di Regae) o da altri popoli, è interessante e ha una certa plausibilità. È ben noto che gli antichi utilizzavano le caratteristiche naturali del paesaggio, come promontori rocciosi e isole, per costruire porti e ripari per le loro navi. Se queste rocce fossero state un tempo parte di una struttura di una civiltà più antica e poi, con il cambiamento della linea di costa, siano diventate un'opzione per la costruzione di un porto, questa sarebbe una teoria degna di ulteriori indagini.

  1. Conclusioni e considerazioni finali
  • Plausibilità geologica: L'avanzamento del mare di 80-100 metri sulla linea di costa e l'innalzamento del livello del mare di 1,5 metri in 2.500 anni sono compatibili con i dati geologici noti.
  • Pavimenti sommersi: La presenza di possibili pavimenti o strutture costruite dall'uomo sott'acqua deve essere confermata da ricerche archeologiche.
  • Ipotesi di una civiltà sconosciuta: Mentre l'idea è affascinante, al momento manca di prove concrete. Scoperte di pavimenti, strutture o reperti sotto il mare, se confermate, potrebbero cambiare la nostra comprensione della storia locale e potrebbero suggerire insediamenti pre-etruschi o altre attività umane in quella zona.
  • Utilizzo successivo delle rocce: È plausibile che le rocce di una struttura preesistente siano state utilizzate successivamente da altre civiltà, come gli Etruschi.

Attualmente, la teoria è una suggestiva speculazione che potrebbe avere qualche fondamento storico-geologico, ma richiede studi approfonditi e dati concreti per essere verificata e accettata nel panorama scientifico.