Il mistero dello “Zatterone” delle Murelle: tra storia e leggenda

📜 La cronaca del 1896: il naufragio della Sant’Elena

Il 22 dicembre 1896 i giornali riportarono una notizia drammatica:

“Il mare ha buttato fuori, presso la foce della Fiora a Montalto di Castro, il cadavere del capitano della tartana Sant’Elena, andata a picco nelle vicinanze delle Murelle.”

Il corpo del comandante, spogliato quasi interamente dalla furia del mare e dai pesci, aveva addosso soltanto otto lire. Dal porto di Civitavecchia era stato inviato un vaporetto con a bordo dei palombari per tentare il recupero del carico, ma le condizioni proibitive del mare impedirono qualsiasi operazione.

Questa cronaca segna la prima testimonianza certa di un naufragio proprio davanti alle Murelle: la tartana Sant’Elena, una nave a vela da carico che batteva regolarmente la rotta tirrenica.

Lo zatterone delle murelle - La Stampa - www.archiviola stampa - "Dalle città italiane"


⚓ Il relitto: una tartana di fine ’800

 

Lo “Zatterone”, come viene chiamato oggi, è in realtà quasi sicuramente il relitto della Sant’Elena. Si tratta di una nave a vela di fine Ottocento, probabilmente una tartana di 32,60 metri per 7 di larghezza, utilizzata per il trasporto di materiali da costruzione.

Il carico è ancora visibile sul fondale:

  • tegole marsigliesi (prodotte anche a Tarquinia, dove era attiva una fornace),

  • sacchi di cemento e barili di calce,

  • coppi, discendenti e mattonelle 20x20 decorate con lo stemma Guichard Carvin Marseille St. André,
    un marchio che testimonia i traffici tra la Provenza e le coste della Tuscia.

La nave, colta probabilmente da una mareggiata, perse l’ancora (la cui contromarra è visibile ancora oggi sulla scogliera, a circa 500 metri più a ponente) e si arenò sugli scogli delle Murelle. È rimasta in posizione di navigazione, con la prua rivolta a maestrale, dove giace da oltre un secolo.


🔩 Caratteristiche uniche del relitto

Lo “Zatterone” non è solo un ammasso di travi e tegole: conserva ancora elementi costruttivi di grande interesse:

  • opera viva rivestita da una lamina di rame, usata come antivegetativo,

  • tavolame fissato a ordinate 30x30, unite da robusti chiodi in bronzo,

  • resti della catena spezzata dell’ancora, ancora visibili sul lato destro,

  • lo scasso sul baglio maestro, dove alloggiava l’albero, conferma che era una nave a vela.

  • Col tempo, attorno al relitto si è formato un microambiente marino: alghe, pesci e piccoli organismi hanno trasformato lo scheletro della tartana in una vera e propria oasi sommersa di biodiversità.
Lo Zatterone delle Murelle - disegno di Francesca Niccoli

lo Zatterone - disegno Geom. Francesca Niccoli


🪨 Lo Zatterone e l’origine del nome

Perché allora viene chiamato Zatterone?
Il nome non ha nulla a che vedere con la tartana affondata. Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944, un mezzo da sbarco tedesco rimase incagliato sugli scogli delle Murelle. Rimase lì a lungo, tanto che i montaltese lo chiamarono “lo Zatterone”.

Un pescatore locale, in un’occasione, tentò di recuperare proiettili e polveri da sparo dal relitto per farne esplosivi da pesca, rischiando la vita in una mareggiata improvvisa. Quel relitto tedesco fu poi distrutto, ma il nome rimase nella memoria popolare.

Quando, anni dopo, un sub scoprì la tartana affondata, la chiamò anch’essa “Zatterone”, confondendola con il ricordo del mezzo da sbarco. Da allora il nome è rimasto, anche se in realtà si tratta di due storie diverse e due relitti distinti:

  • il mezzo tedesco, di cui oggi restano soltanto alcuni proiettili (alcuni ancora bonificati dagli SDAI tre anni fa),

  • e la vera protagonista: la tartana Sant’Elena.


🐚 La memoria viva delle Murelle

Ancora oggi, passeggiando sulla riva delle Murelle, non è raro trovare frammenti di tegole marsigliesi trasportati dalle correnti: piccole tessere di una storia rimasta incagliata nel tempo.

Lo “Zatterone” è anche una meta suggestiva per snorkeling: a seconda delle stagioni e dei movimenti della sabbia, il carico e le strutture lignee appaiono o scompaiono, proprio come accade per altri relitti costieri.

Non lontano, a circa 7 metri di profondità, si trova anche una peschiera antica, ancora poco studiata, che testimonia come questo tratto di mare fosse da millenni utilizzato e sfruttato dall’uomo.


🌊  storia, leggenda e ricerca

Lo “Zatterone” non è solo un relitto: è un ponte tra epoche diverse.

  • È la memoria del naufragio del 1896 della tartana Sant’Elena.

  • È la leggenda del nome nato dal relitto tedesco del ’44.

  • È un laboratorio naturale, dove il mare ha conservato carico, chiodi, lamine di rame e strutture lignee di una nave a vela ottocentesca.

Una scoperta che, se studiata a fondo, può raccontare non solo la storia di una nave, ma anche quella di un territorio, dei suoi commerci e delle sue genti.

Video "Lo Zatterone" - realizzato VideoMaker Daniele Grandi